Carolina Melis interview

[ITALIAN text and more images after the cut]

Carolina was born in Cagliari (Sardinia) in 1975. She’ a magistrate in animation and illustration an recently fell in love with tapestry. Some of her Sardinia inspired tapestries, illustrations and movies will be at the Italian Culture Institute in London, opening tomorrow 24th November ’till 15th December.

What does “patterns” means to you?
I find patterns very satisfying, mesmerising. I remember I was in Barcelona once on a very stressful work trip. My head was full of thought that I couldn’t sleep. Eventually I noticed the beautifully decorated tiles on the floor and my thoughts got lost in the design, the repeats, the details and the grand picture. Possibly patterns are for me what numbers are for a mathematician, I always try to find the rules that hold the design together.

Sardinia is an hard to explain island for those who have never been there, can you do it for us?
Sardinia has always been very isolated and is not very populated compared to the rest of Italy. The coasts are very famous and quite visited but the inside of the island is a world of its own. There are still very strong traditions and social codes which is extraordinary yet quite impenetrable for an outsider. Having spent so many years in London – probably the most multicultural place of all – I find it extremely fascinating to go back to places that managed to keep such a strong individual identity for so long. In terms of my work I have great respect for traditional arts and crafts, if something hasn’t changed for years it means that it works and as a designer I should learn from this.

What is this carpet project?
A couple of years ago’ I visited a village in the middle of Sardinia called Nule. Here there is a very strong tradition in weaving, most women in the village make carpets on a vertical loom. The technique and the design haven’t change much through the years, it’s an extremely laborious work as it’s all completely hand made. I was told that every two years the village hold a competition to prize the best tapestry of the village. The weavers spend a week in a room together and each of them produces a 1 meter textile. After that week the judges choose the best piece and the winner gets a big prize. I got very intrigued by this story and I decided to make a short film based on the competition. It’s an animated short called Le fiamme di Nule. When I show the film to the village they liked a lot and they were so honoured that I made a film about them that they asked me to be one of the judges in their latest competition! Since the film I started design tapestry myself, some of them will be exhibited in London at the Italian Institute of Culture from the 24th of November until the 15th of December together with the screening of the film.

How do you link your love for choreography to design and illustration?
In my work my priority is composition rather than narrative. On paper and on screen I think about about motives, movement and space. I work very closely to music, it’s very important that my work is musical, alive, dynamic. I always play music when I create and when I look back at some of the work I did I often remember what I was listening to when working on that piece.
Sometime I find it very frustrating when people try to force a story a literal interpretation into my work, just because is animation and illustration. I like to think that as music can be simply about music, and dance can be just about movements, also illustration can be just about shapes and colours.

Che cosa significa per te la parola “pattern”?
La trovo molto soddisfacente, ipnotizzante. Mi ricordo che una volta ero a Barcellona per un viaggio di lavoro molto stressante, avevo la testa così piena di pensieri che non riuscivo a dormire. Alla fine ho notato le piastrelle decorate a terra e il mio pensiero si è perso nel suo design, nellle ripetizioni, nei dettagli e nel disegno nel suo complesso. Forse i pattern sono per me ciò che i numeri sono per un matematico, cerco sempre di trovare le regole che tengono insieme il tutto.

La Sardegna non è una terra semplice da comprendere per chi non ci è mai stato, ce la puoi spiegare tu?
La Sardegna è sempre stato molto isolata e non è molto popolata rispetto al resto d’Italia. Le coste sono molto famose e molto visitate, ma l’interno dell ‘isola è un mondo a sé stante. Ci sono ancora tradizioni molto forti e codici sociali straordinari e ancora del tutto impenetrabili per un estraneo. Dopo aver trascorso tanti anni a Londra – probabilmente il luogo più multiculturale di tutti – trovo estremamente affascinante tornare in posti che sono riusciti a mantenere una forte identità individuale per tanto tempo. Dal punto di vista del mio lavoro ho grande rispetto per le arti ei mestieri tradizionali, se qualcosa non è cambiata da anni vuol dire che funziona e come designer dovrei imparare da questo.

Cos’è il tuo progetto sui tappeti?
Un paio di anni fa ho visitato un villaggio nel bel mezzo della Sardegna chiamato Nule. Qui c’è una tradizione tessile molto forte, la maggior parte delle donne del villaggio fanno tappeti su un telaio verticale. La tecnica e il design non sono cambiati molto nel corso degli anni, è un lavoro estremamente faticoso perché è fatto tutto completamente a mano. Mi è stato detto che ogni due anni il villaggio organizza un concorso per il premio del migliore arazzo del villaggio. I tessitori trascorroni una settimana in una stanza insieme e ognuno di loro produce un tessuto di 1 metro. Dopo quella settimana spetta ai giudici scegliere il pezzo migliore e il vincitore ottiene un premio. Questa storia mi ha molto incuriosita e ho deciso di fare un cortometraggio basato sulla gara. Si tratta di un cortometraggio chiamato Le fiamme di Nule. Quando ho mostrato il film al villaggio gli piaciuto un sacco ed erano così onorati dal film su di loro che mi hanno chiesto di essere uno dei giudici nella loro successiva gara! Con l’occasione del film ho iniziato a progettare arazzi io stessa, alcuni delle quali saranno esposti a Londra presso l’Istituto Italiano di Cultura dal 24 novembre al 15 dicembre con la proiezione del film.

Come riesci a unire il tuo amore per la grafica e l’illustrazione con quello per la coreografia?
Nel mio lavoro la mia priorità è la composizione piuttosto che la narrazione. Sulla carta e sullo schermo penso alle cause, al movimento e allo spazio. Io lavoro molto da vicino con la musica, è molto importante che il mio lavoro sia musicale, vivo, dinamico. Ho sempre musica quando creo e quando mi guardo indietro ad alcuni dei lavori che ho fatto spesso mi ricordo cosa stavo ascoltando quando ci lavoravo su.
A volte trovo molto frustrante quando qualcuno cerca di trovare a forza una storia o una interpretazione letterale nel mio lavoro, proprio perché è l’animazione e illustrazione. Mi piace pensare che se la musica può essere semplicemente musica, che se la danza può essere solo movimenti,  allora anche illustrazione può essere semplicemente forme e colori.

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